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Colloqui
Con la proprietà, il management e i ruoli a contatto con il cliente. Ognuno vede una parte dell'impresa e le versioni quasi mai coincidono: è dalle differenze fra i racconti che si capisce dove l'organizzazione fatica.
Il metodo
Non vici, ma vicimus: la vittoria non è di chi consiglia, è dell'impresa che la ottiene.
Il metodo ha tre tempi e un ordine che non cambia: prima si ascolta, poi si legge, infine si attua. Nessun passo comincia prima che il precedente abbia prodotto qualcosa di scritto e condiviso.
Qui sotto sono descritti uno per uno: che cosa facciamo in ciascuno, con chi, e che cosa l'impresa ha in mano quando quel passo si chiude.
VENI.
L'audit: il tempo in cui entriamo nell'organizzazione per comprendere come funziona davvero, non come dovrebbe funzionare sulla carta.
Prima di proporre, ascoltiamo. Guardiamo la storia, i processi, i mercati, i numeri e soprattutto le persone, prima fonte di conoscenza e prima leva di cambiamento. Quattro fronti, percorsi in parallelo e poi confrontati fra loro.
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Con la proprietà, il management e i ruoli a contatto con il cliente. Ognuno vede una parte dell'impresa e le versioni quasi mai coincidono: è dalle differenze fra i racconti che si capisce dove l'organizzazione fatica.
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Lettura dei numeri economici, commerciali e di mercato: marginalità per linea e per cliente, andamento degli ordini, concentrazione del fatturato, posizione rispetto ai concorrenti. Servono a confermare ciò che i colloqui suggeriscono, o a smentirlo.
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Verifica dei punti di contatto con il cliente: sito e materiali, preventivi, rete di vendita, assistenza dopo la vendita. Li percorriamo dall'esterno, nell'ordine e con le informazioni di chi vi sta valutando per la prima volta.
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Confronto fra ciò che l'impresa dichiara e ciò che il cliente riceve davvero. Quando le due cose non coincidono la distanza si paga in reputazione e in trattative più lunghe, anche quando il prodotto è ottimo.
In questa fase non portiamo proposte. L'audit serve a formulare le domande giuste, e le domande giuste valgono più di molte risposte affrettate.
Risultato: una fotografia nitida e condivisa, base di ogni scelta successiva.
VIDI.
Le potenzialità inespresse: il valore che l'impresa già possiede ma che non produce ancora risultati.
Dall'ascolto nasce la lettura strategica. Mettiamo in relazione elementi che in azienda vivono spesso separati: posizionamento, brand, offerta, organizzazione, rete commerciale, comunicazione, esperienza del cliente, indicatori di performance.
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Prodotti o servizi già a catalogo che quasi nessuno vende: la rete commerciale non li conosce, il prezzo non è mai stato verificato, oppure sono nati per un cliente singolo e non sono mai diventati offerta.
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Un settore vicino a quello in cui l'impresa già lavora, che chiede le stesse competenze e le stesse macchine, e a cui nessuno ha mai presentato l'azienda. Entrarci costa meno che strappare quote nel mercato di sempre.
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Chi vi conosce vi sceglie senza discutere; chi non vi conosce non ha modo di capire perché dovrebbe. Quella distanza si paga ogni anno in trattative più lunghe e in sconti concessi.
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Un passaggio che nessuno presidia — un preventivo rifatto tre volte, un ordine che rientra per un dato sbagliato, una consegna riprogrammata — che non compare in nessun bilancio e intanto toglie marginalità ogni mese.
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Persone che saprebbero fare più di quanto il ruolo oggi consenta, e che non hanno né il mandato né lo spazio per dimostrarlo. È la risorsa più a buon mercato che un'impresa possiede.
Renderla visibile, perché quasi sempre in azienda se ne parla senza averla mai messa per iscritto. Quantificarla dove i dati lo consentono, con una stima dichiarata e verificabile. Ordinarla per priorità rispetto alle altre, perché non si può cominciare da tutte. E distinguere ciò che va deciso dalla proprietà da ciò che va soltanto eseguito.
Ne esce un disegno di sistema costruito intorno alle esigenze reali dell'impresa e delle persone che la fanno vivere, non intorno ai nostri servizi.
VICIMUS.
L'attuazione ha una forma fissa, che non dipende dal tipo di intervento: un piano con obiettivi e scadenze, gli indicatori concordati in partenza, verifiche periodiche con proprietà e management, competenze specialistiche chiamate solo dove servono davvero. Sono i quattro impegni che mettiamo per iscritto prima di cominciare.
Il cambiamento non si consegna: si trasferisce. Passiamo metodo e strumenti al management, accompagniamo le persone dal vecchio al nuovo assetto e verifichiamo che le decisioni prese diventino comportamenti stabili, non circolari interne. Il nostro ruolo resta quello di una regia esterna con esperienza interna ai processi: strategia, promessa, esperienza e percezione allineate.
Quando il percorso finisce, il metodo resta in azienda.
Come lavoriamo
È il modo più affidabile per far durare i risultati.
Con la proprietà e con il management, e con le persone dell'impresa come protagoniste e non come destinatarie del cambiamento.
Fissati prima di cominciare e verificati lungo il percorso, con indicatori concordati.
Prima si comprende il problema e si stabiliscono le priorità, poi si scelgono gli strumenti. I due piani non si confondono mai.
Anche quando non coincide con ciò che ci si aspetta di sentire. È la ragione per cui, di solito, ci chiamano.